Nofollow, dopo quasi 15 anni, Google ha deciso di cambiare il modo di considerarlo.

Il nofollow si evolve, e Google ci spiega quali nuovi modi adotterà per identificare la natura dei link.

Il principale motivo per l’uso del nofollow, fino ad oggi, è stato quello di comunicare a Google a quali link volevamo passare o meno la popolarità. In pratica si trattava di voler o meno fornire un endorsment a un’altra pagina web, che andavamo a linkare.

Molti marketers, negli anni, hanno avanzato dubbi sul fatto che, effettivamente, Google non tenesse in considerazione i link con l’attributo nofollow, ma si è sempre rimasti nell’ambito del “complottismo digitale”, con l’interpretazione ufficiale mai messa davvero in discussione.

Ma che cosa cambia adesso con il nofollow per Google? Semplice, Google cambierà il modo di considerarlo e inoltre ha introdotto due nuovi attributi, specifici per il tipo di link:

  • A pagamento (rel”sponsored”)
  • Creato dagli utenti (rel=”ugc”)

In merito ai nuovi attributi e al tradizionale nofollow, che resta valido e in uso, Google li tratterà come dei suggerimenti, degli indizi, nella sua valutazione se considerarli o meno ai fini del ranking, del crawling e del processo di indicizzazione. Ma non avverrà tutto allo stesso tempo.

Da subito, gli attributi (tutti e 3), potrebbero essere considerati come meri suggerimenti, ai fini del ranking; mentre per il crawling e per l’indicizzazione, si partirà da marzo 2020.

In breve, da ora in poi, abbiamo tre attributi possibili per i link. Resta inteso che possiamo non assegnarne alcuno, per tutti i link che noi ci aspettiamo Google segua e per i quali vogliamo dare un endorsement o passare popolarità.

Ecco i tre attributi possibili:

rel=”sponsored” – Per link a pagamento o sponsorizzati, e presumibilmente anche per i link di affiliazione. Anche se Google non lo ha detto in maniera esplicita (non ancora).

rel=”ugc” – Per i link nei contenuti creati dagli utenti. User Generated Content (UGC). Google ha comunque precisato che, se abbiamo degli utenti che contribuiscono abitualmente con contenuti e link di valore, e sono quindi “fidati”, potrebbe non essere necessario l’uso dell’attributo UGC. Vedremo in futuro se Google rilascerà maggiori chiarimenti in merito.

rel=”nofollow” – Resta un tag omnicomprensivo, per tutti i link che non ricadono nelle precedenti due casistiche, e per i quali non vogliamo dare un endorsement o passare popolarità.

Possiamo, inoltre, utilizzare gli attributi in combinazione, e quindi, per esempio, rel=”ugc sponsored” sarà valido, e suggerirà che il link arriva da un contenuto pubblicato da un utente ed è sponsorizzato.

Un altro esempio può essere rel=”nofollow ugc”, da usare se utilizziamo vecchie versioni di tools che non sono state aggiornate ai nuovi attributi, e quindi non li supportano. Il link così categorizzati saranno utilizzabili sia da Google, sia dai vecchi tools.

Google ha anche dichiarato che non c’è bisogno di cambiare gli attributi già utilizzati. Infatti, se il nofollow è stato utilizzato in passato per identificare link a pagamento o sponsorizzati o a cui non si voleva passare popolarità, non c’è bisogno di fare modifiche retroattive. Per il futuro, invece, sarebbe bene utilizzare i 3 attributi, a seconda della situazione.

Quindi, ricapitolando, a Settembre 2019 Google ha annunciato:

  1. L’introduzione di due nuovi attributi per i links, in aggiunta al nofollow, che resta valido
  2. che il modo in cui considererà gli attributi dei link cambierà, e che li considererà come dei suggerimenti, degli indizi
  3. Da subito gli attributi dei links potrebbero essere usati come indizi/ suggerimenti, per le valutazioni sul ranking
  4. Da marzo 2020, potrebbero essere usati come indizi/suggerimenti anche per il crawling e per l’indicizzazione
  5. Non c’è bisogno di cambiare gli attributi dei link creati in passato.

Google ha tenuto a precisare che non ci sono attributi “sbagliati” da usare, almeno finchè non si applica un attributo non idoneo a un link a pagamento o sponsorizzato. Se si utilizza l’attributo sponsored per un link in un contenuto creato da un utente, non ci sono problemi, in quanto Google si limiterà a considerarlo un indizio per non passare popolarità.

Tutto cambia, invece, nel caso opposto, se un link a pagamento o sponsorizzato, avrà un attributo come UGC, potrebbe essere un problema. Infatti, ogni link che chiaramente è a pagamento o sponsorizzato, dovrebbe usare l’attributo sponsored o nofollow. Lo sponsored è preferibile, ma il nofollow è accettabile.

Quindi, il cambiamento di Google non comporterà grandi stravolgimenti, e la possibilità che il motore di ricerca comunque usi i link ai fini di indicizzazione, ranking e crawling, non è necessariamente un problema. Il punto è che sarà Google, alla fine, a decidere se e quanto un link con uno dei tre attributi sarà considerato.

Aspettiamo tutti nuovi aggiornamenti da Google o dal mondo del digital marketing, con i vari test che noi tutti marketers faremo.